Filosofia e pedagogia dell’avventura

Perché intraprendere un viaggio dove si sa quando si parte, ma non se ne conosce la fine?

Si tratta di avventura.

«Chi fa rotta verso le regioni ancestrali e favolose dell’avventura sa già, fin da principio, che egli ormai vive per l’avventura».

L’avventura è un evento aperto all’imprevisto ed è altra cosa rispetto al tempo abituale sempre uguale ed ordinato. L’avventura è ad-venit, ci viene incontro. Impossibile cercarla, volerla. E tanto meno disegnarla, progettarla, prepararla: non sarebbe più avventura. E non è possibile neppure disporsi a viverla. Viene quando viene.

L’avventura non vuol dire eroismo, peripezie, rocamboleschi inseguimenti o viaggi esotici: si tratta di un modo privilegiato di vivere la temporalità.

Dal punto di vista della temporalità il tema dell’avventura rappresenta ovviamente la rottura momentanea della continuità, un sussulto del presente. L’esperienza avventurosa, estemporanea, improvvisa, destabilizzante dell’avventura si oppone alla temporalità piatta che teme le rotture. L’avventura è legata all’indeterminatezza, all’incertezza e la sua dimensione è un futuro inconcluso.

Occasione, opportunità e rischio sono i tre concetti fondamentali dell’avventura. Concetti che sono legati tra loro e complementari. Bisogna che nell’avventuroso ci sia predisposizione per questi tre fattori, altrimenti nulla può accadere. Chi vive in modo ordinato rassicurante e sempre uguale non sfrutterà le occasioni, chiuderà gli occhi davanti alle opportunità, non accetterà nessun tipo di rischio.

Ma l’avventuroso non è il temerario che corre più rischi possibili fine a sé stessi, bensì colui che confida nel possibile e sollecita il suo realizzarsi. Nell’avventura possibile e impossibile sono la stessa cosa. Per comprendere questo bisogna avere una particolare condizione interiore: quella dell’ek-stasis. Quell’estasi tipica delle fiabe, in cui ciò che comunemente è possibile non ha senso, e solo l’impossibile appare veramente possibile. In definitiva l’avventura è il permanente «c’era una volta». E poiché l’impossibile per eccellenza è il passato, allora nell’avventura il presente è il venirci incontro del già-trascorso. Il ritorno del passato – che in quanto tra-passato, morto, non può tornare – diventa l’atteso arrivo del nuovo in cui si possa ritrovare sé stessi. Il passato pertanto si identifica con il futuro e il futuro con il passato: e così non esistono più né l’uno né l’altro in quanto tali, ma solo «la durata estatica dell’avventura». Nell’avventura insomma il movimento dell’ad-venire è un andare a ritroso, un regredire in un passato che però non è quello della memoria, ma l’approdo ad una spiaggia lontana, anelata e sognata.

Ma aldilà delle funzioni filosofiche l’avventura ha anche risvolti concreti educativi e di crescita personale.

L’avventura agisce sull’acquisizione e il miglioramento delle competenze per la vita (Life skills). Alcune di queste competenze sono: capacità di prendere decisioni, capacità di risolvere i problemi, creatività, senso critico, comunicazione effi­cace, capacità nelle relazioni interpersonali, autoconsapevolezza, empatia, gestione delle emozioni, gestione dello stress.

Ma perché l’avventura diventi un progetto educativo efficace ci vogliono degli ingredienti irrinunciabili. Deve essere cercata in un ambiente naturale selvaggio in assenza di tecnologia; deve avere caratteristiche di viaggio o spedizione di un piccolo gruppo che partecipi attivamente; deve contenere elementi di sfida e confronto con le difficoltà naturali; infine deve avere un comune senso filosofico quale illustrato precedentemente.

Tutte questi valori, principi filosofici e pedagogici sono presenti nelle greppate annuali della F.I.G.A. Scusate se è poco.

 

Bibliografia:

Alan Ewert, Outdoor adventure pursuits: foundations, models, and theories, 1989

Vladimir Jankélévitch, La filosofia dell’avventura, 1914

Ferruccio Masini, Filosofia dell’avventura, 1962

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3 commenti su “Filosofia e pedagogia dell’avventura

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      Noi non siamo nulla. Sono le idee che contano e tu hai saputo comprenderle perché già erano tue. Per cui non ringraziarci così tanto che ci viene da arrossire. Piuttosto fatti rivedere presto!

  2. Testone il said:

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