Crea sito

Cresta dei Triestini

Punta Compòl e Cima dei Cantoni. La sella al centro è Forcella dei Cantoni. Foto scattata dal Cadin Alto.

Scrisse Arturo Ferrucci su In Alto del 1 gennaio 1892 riguardo al gruppo del Duranno e Cima dei Preti:

Questa regione delle Prealpi Clautane è senza dubbio destinata a chiamar nell’avvenire maggior numero di visitatori di quanti sinora le sue cattive condizioni di viabilità e altre cagioni abbiano permesso. Tuttavia essa non sarà per lungo tempo sfruttata dalla folla dei touristi; un po’ selvaggia ed a tratti quasi deserta continuerà ad esercitare il suo fascino sui gelosi amatori della vergine natura.

Probabilmente il lungo tempo è passato. Lo dice il libro di vetta della Cima dei Preti che riporta i nomi dei salitori, non molti per la verità, ma quasi tutti salgono lungo la Cresta dei Triestini. Nonostante che questa non sia una salita touristica, l’insieme della traversata della Cima dei Preti che si può fare salendo da quel lato e scendendo per la Val dei Cantoni è diventata di moda. Difficile dare una risposta al perché questa moda abbia preso piede. Forse un contributo lo ha dato la guida del Beltrame; forse la possibilità di un anello con partenza ed arrivo al Pian Fontana che toglie il fastidio di posizionare una seconda auto; forse perché si tratta della cima più alta delle Dolomiti di Destra Tagliamento; forse per la bellezza della Cresta dei Triestini. Fatto sta che in un certo ambiente alpinistico questo anello, o traversata che dir si voglia, è diventato un dovere o, come dicono gli inglesi un must.

A farne le spese è proprio la salita di Ferrucci e Luzzato del 6 agosto 1891 che guidati dalla guida clautana Giordani raggiunsero Forcella Compòl per la Val dei Cantoni e poi traversarono sotto la Punta Compòl raggiungendo la Forcella dei Cantoni e da qui il Cadin Alto e la Cima dei Preti. La loro salita fu interrotta due volte da scrosci temporaleschi, ma infine raggiunsero la vetta. Così descrive Ferrucci il traverso sotto Punta Compòl:

La traversata dei lastroni durò un’ora e richiese seria attenzione perché, specialmente bagnati com’erano, potevano talvolta presentare serio pericolo. Mi persuasi definitivamente dell’ottimo servizio che rendono i griffi anche sulla roccia ed ammirai altamente l’abilità del nostro Giordani che, percorsa quella via una volta soltanto, seppe guidarci, senza alcuna incertezza, anche in mezzo alla nebbia.

Ho detto “a farne le spese” dato che questa è la via di discesa per chi sale la Cresta dei Triestini e per renderla sicura e facilmente fruibile è stata segnalata con numerosissimi grossi bolli rossi e di grande impatto. Si dice che l’assiduità dei segnali sia utilissima in caso di nebbia, con buona pace del Giordani.

Eppure, il Visentini nella sua guida consiglia di percorrere integralmente la cresta di Punta Compòl che, essendo obbligata, anche in caso di nebbia risulta sicura. Ma la via di cresta costringe a qualche decina di metri ulteriori di salita, che nell’economia fisica dei touristi deve fare una certa differenza! Per cui si è operato di bomboletta spray sulla via del povero Ferrucci, non nuovo a questi sfregi alla memoria: vedasi il Monfalcon di Montanaia.

Eppure, nella mia scellerata gioventù (più di trent’anni fa), dopo aver salito la via Sandi sulla cresta orientale dal Passo Cacciatori, scendemmo, io e Cesare, per la via di Ferrucci che non era minimamente segnalata. Sbagliammo subito e sbagliato per sbagliato cominciammo a scendere in obliquo su quei lastroni, a casaccio, puntando al sentierino che si vedeva in fondo dirigersi verso Forcella Cacciatori. Ricordo che non facemmo un metro disarrampicando, al massimo ponendoci di traverso, per lo più saltellando faccia a valle da una ruga all’altra: beata incoscienza!

Tutto questo per dimostrare che il traverso sotto Punta Compòl e tutti quei lastroni non sono il mostro insormontabile che vogliono dipingere, anzi che hanno in effetti dipinto di rosso spray.

Chi si dice alpinista lo dovrebbe essere fino in fondo, anche nella discesa. Se il scendere è facilitato da orpelli, siano essi bolli o ferrate o funicolari, ne viene sminuita anche la salita che diventa un bel giocattolo e basta.

Ma, in fondo all’operazione di dipintura della via di discesa, c’è un altro concetto che dovrebbe far rabbrividire, così come viene la pelle d’oca alle guide di Courmayer nel vedere i touristi in infradito sui ghiacciai. Il concetto è questo: facilitando la discesa si allarga il più possibile la platea dei fruitori della Cresta dei Triestini prendendo dentro anche semplici escursionisti con zero o scarse capacità alpinistiche. Questo è pericolosissimo: bastano una serie di eventi concomitanti per produrre disgrazie. L’idea che tutti possono fare tutto anche al di sopra delle proprie capacità è frutto dei nostri tempi malati dove a comandare è l’illusione della sicurezza derivante dalla tecnologia, attrezzature e segnalazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.