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Greppismo manifestazione di un archetipo

Cosa spinge il greppista negli ambienti più impervi, desolati e privi di impronte umane? Non può esserci solo una componente fisico-sportiva o messa in prova di conoscenze e abilità conseguite e l’attitudine a pescare nelle proprie forze psicologiche. Muscoli, sapere e volontà sono comuni a molte attività umane. Sostengo che ci sia qualcosa di più nel greppismo. Per spiegarlo mi avvalgo della filosofia di Carl Gustav Jung e degli archetipi da lui teorizzati.

Gli archetipi sono pure forme condivise da tutta l’umanità, sedimentate nell’inconscio collettivo di tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo. Sono le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo.

Si possono definire gli archetipi come un misto di spiritualità e biologia: originano dall’istintualità animale e, al contempo, presentano una dimensione spirituale. Sono elementi che costituiscono una categoria a priori della conoscenza, vicino alle idee primordiali e sostanziali di Platone per quanto riguarda il loro aspetto spirituale; nel contempo, come espressione dell’istinto e del corpo, gli archetipi possono essere considerati come quella che viene definita predisposizione innata, temperamento o attitudine. Secondo Jung gli archetipi sono “modelli funzionali innati costituenti nel loro insieme la natura umana”: sono simboli di concetti, istinti primordiali, sono modelli profondi, radicati nella psiche umana.

Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell’uomo dall’origine dei tempi.

Sul nostro pianeta, la vita si è evoluta in una straordinaria diversità di specie. Queste forme viventi sono innegabilmente intrecciate tra loro e direttamente dipendenti dalla biosfera che avvolge il pianeta e dal pianeta stesso. Tale rete vivente, non solo ha fornito le basi materiali per la vita dell’uomo, ma ha anche profondamente plasmato la sua psiche. Pensiamo all’uomo primitivo che confrontandosi col territorio che lo circondava non ha solo tratto sostentamento biologico, ma si è pure evoluto psichicamente, in termini di sensibilità, sentimenti, pensiero e intuizioni.

Gli organismi viventi sul nostro pianeta, la loro diversità di forme e stili di vita, e le loro dinamiche evolutive ed ecologiche sono alla base della stessa vita estetica, spirituale e culturale dell’uomo. Biofilia è il termine coniato da alcuni biologi nel secolo scorso per indicare un’innata tendenza della psiche umana ad affiliarsi alla vita non umana che ci circonda. Il legame dell’uomo con il resto del mondo vivente e con il pianeta è dunque intimo e profondo e tocca tanto la sfera fisica, quanto quella emozionale, affettiva ed intellettuale. Le religioni e le mitologie, il folklore e le arti sono ricche di forme viventi e di paesaggi naturali, come se l’immaginazione dell’uomo attingesse, prima che da ogni altra cosa, dalla stessa biodiversità del pianeta. Che si tratti dei primi dipinti rupestri, o dello zoomorfismo delle religioni ancestrali, o dei paradisi terrestri (con i loro serpenti) delle tradizioni monoteiste, non c’è tradizione spirituale che non attinga la propria simbologia e gran parte dei suoi miti dalle forme del mondo vivente.

Non stupisce dunque che possa esistere nella psiche umana ed in particolare nelle rappresentazioni del suo inconscio, un tessuto vivente di archetipi, le cui forme sono spesso coincidenti con quelle del mondo naturale vivente.

Qualcosa di indefinito e indefinibile, proprio perché retaggio culturale collettivo, che può essere indagato dalla coscienza individuale attraverso la sperimentazione.

Il miglioramento di sé e l’interpretazione della realtà attraverso l’immaginazione, possono essere realizzate anche indagando la profonda tensione dell’uomo all’unità con il resto del mondo naturale vivente. Attraverso una profonda analisi della propria anima si può comprendere come elementi tratti del mondo biologico possano essere stati filtrati e assimilati dall’interiorità dell’uomo, nutrendo il suo mondo immaginale e archetipico.

A questa ricerca e sviluppo personale è certamente utile l’attività del greppismo che ci riconduce ad una condizione primordiale a contatto con l’archetipo animale presente nella nostra anima. Ci permette una migliore conoscenza di noi stessi sondando istinti, paure, condizionamenti e spingendoci verso la grande intuizione di essere bestie tra le bestie.

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