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Il torrente delle fate

Tratto da: Angelo Floramo Le incredibili curiosità del Friuli, Newton Compton Editori, 2019

La valle della Meduna conserva un’aura di mistero fortissimo, che ne rende l’attraversamento un’esperienza forte, carica di strani presagi. Saranno le pareti rocciose delle montagne che scendono a picco sulle acque immote dei laghi, le pozze smeraldine della Meduna, capaci di riflettere una luce strana, evocazione di chissà quali energie che si celano in queste contrade.

E certamente ci sarà un motivo, se è vero che miti, storie, suoni e sogni hanno aleggiato sulle acque della Meduna, antica madre di uomini e di dei. Si tratta di una storia che è rimasta nascosta e anzi continua a celarsi per quella incuria degli umani che smettono di chiedersi, a un certo punto della loro vita, il perché delle cose.

A partire dal loro nome.

Le prime attestazioni storiche del nome Meduna si trovano spulciando i rotoli degli archivi friulani, come quel “et aqua Meduna in Liquentiam” (996), che ricorda appunto la confluenza tra le acque del Meduna e la Livenza, fiume che segna i confini del Friuli storico; o ancora “usque ad flumen Medune” (1029), evidente ricognizione territoriale.

Sono le più antiche.

L’origine è secondo i linguisti prelatina: secondo alcuni deriverebbe da un toponimo celtico poi latinizzato, ovvero un Maidunum, derivante a sua volta da un Magodunum, ovvero ‘grande rocca’, fortezza imponente, ma anche ‘mercato fortificato’; secondo altri invece le tracce andrebbero ricercate nelle pieghe del ceppo indoeuropeo, dove medhu starebbe a indicare mediano, nel senso di ‘posto nel mezzo’.

Non basta: per alcuni dunum significa ‘altura’; in tal caso Meduna andrebbe letta nel senso di località posta in mezzo ai monti. A favore di quest’ultima tesi il nome stesso di Tramonti (tra i monti), uno dei villaggi più popolosi della vallata.

Esisteva in Gallia la città di Meduana, oggi nota come Mayenne, un bellissimo borgo fortificato alle porte con la Normandia, presso la quale scorre l’omonimo fiume, il cui corso è incassato in gole strette, dominate da alture o da creste d’arenaria.

La radice del toponimo celtico Medb si ritrova in diverse località dell’Irlanda, come Medb Cruachan e Medb Lethderg, ed è connesso a rituali simposiaci e sciamanici a base di medu, ovvero idromele, riferibile al culto di un’antica dea, la dea Meduna, per l’appunto, che qui avrebbe avuto i suoi santuari più importanti.

C’è molto di più, e anche tanto più intrigante.

Medb nell’antica tradizione gaelica sarebbe infatti ‘colei che inebria’ e il fiume di Medb va inteso, nelle saghe antiche, come un fiume inebriante, capace di conferire furore e dolce smarrimento a coloro che vi si immergono. Medua, è la regina di Connacht, la ‘grande Medb’, signora misteriosa e oscura dea non solo della guerra, del furore, dell’invasamento inebriante dei guerrieri, ma anche colei che infonde nei propri accoliti una sfrenata libidine che li indice alle più selvagge licenze sessuali.

I cultori del grande cantore dell’età elisabettiana, William Shakespeare, avranno senza alcun dubbio riconosciuto in lei quella: “Fata che fa sognare”

 

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