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Ipermontagna

Alcune note di approfondimento sull’articolo Ipermontagna apparso su latanadellorso

La realtà delle cose a cui noi diamo volto e nome per alcuni filosofi non è la vera realtà e solo una proiezione che noi diamo di essa.

La realtà dunque è una nostra creazione?

In matematica il modello delle cose che noi percepiamo coi nostri sensi e il nostro intelletto è un modello tridimensionale. Ciò significa che noi abbiamo una percezione del mondo esterno tridimensionale perché siamo tridimensionali. Ne consegue che oltre ad essere percettori della realtà delle cose fuori di noi ne siamo anche essenzialmente partecipi; siamo nient’altro che degli enti di un complesso mondo di enti interconnessi e tutti facenti parte di un mondo a tre dimensioni e ciò smentirebbe i filosofi succitati. In qualche modo possiamo dar loro ragione solo sul fatto della percezione della realtà che è per ognuno diversa in base alla propria esperienza e sensibilità.

Come enti pensanti possiamo anche produrre realtà attraverso la rappresentazione di tutto ciò che non può essere percepito nel mondo tangibile, ma a cui si può arrivare solo tramite il ragionamento.

La matematica è una di queste idee.

Se possiamo calcolare matematicamente l’esistenza di modelli a quattro e più dimensioni significa che queste esistono. Nel momento che riusciamo a percepirle facciamo un balzo oltre la nostra gabbia tridimensionale divenendo autori e attori di ulteriori dimensioni. Sono dimensioni collocabili nel nostro essere, forse il nostro essere è astrazione dal reale nel senso di perdita di contatto col mondo esterno. Un pensiero, un’idea, non è più collocabile in una realtà tridimensionale è per forza di cose altro. Siamo dunque fisicamente parte di un mondo tridimensionale, ma possiamo vivere e operare anche in dimensioni successive.

Le domande che puoi fare sono:

Cosa hai fumato?

C’era qualcosa nel tè?

Hai mangiato certi funghi?

Demenza senile?

Delirium tremens?

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