La croce di Forca Grande

Un amico mi segnala la presenza di una vecchia croce nei pressi di Forca Grande dalle parti di Chievolis nella mitica Val Tramontina.

Qui oltre le attività pastorali si tagliava il bosco per fare la carbonella.

Una malga è stata ristrutturata dai cacciatori del luogo che la utilizzano per i loro scopi.

Numerosi sono i mufloni.

Ed ecco la croce. Ricorda attraverso la targhetta punzonata una disgrazia accaduta nel 1933.

Della targhetta rimane solo un pezzo, ma l’altro sono riuscito a trovarlo nei dintorni e a ricostruire ciò che vi era scritto.

Ecco le poche parole:

A MONGIAT VENANZIO DI ANNI 68 QUI PRECIPITO’ IL 16-5-33 LA MOGLIE E LE FIGLIE

Si tratta di una triste vicenda. Probabilmente Venanzio era intento a guadagnarsi il pane e in un momento perse l’equilibrio e forse batté la testa perché il pendio non è aggettante e non può essere morto per una caduta dall’alto. Lasciò moglie e figlie e questo ci fa pensare alle difficoltà che ebbero a seguire quelle donne. Mi piace pensare, e mi consolo, che furono aiutate dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Chievolis, benemerita associazione di ideologia mazziniana e garibaldina.

Queste storie fanno riflettere. La vita è segmento teso tra la nascita e la morte che arriva quando è il momento. Moltissimi non lo sanno o fanno gli ipocriti e ignorano questo percorso. Si danno a ogni tipo di nefandezza, odiano, rubano, maltrattano, sono scorretti come Taddeo Soppressa, pensano solo alle loro pance ed interessi; come se non dovessero morire mai. La consapevolezza di essere mortali dovrebbe invece ispirare umanità, solidarietà, conoscenza, amore. In fondo siamo tutti sulla stessa barca e dopo i migranti che affondano nel mediterraneo toccherà anche ad ognuno di noi lasciare le sue mortali spoglie da qualche parte.

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