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PPP

L’articolo 42 della Costituzione Italiana definisce la proprietà avente due caratteristiche: pubblica e privata. Facciamo un esempio di proprietà molto comprensibile.

Si può essere proprietari di un’auto acquistata con i proventi del proprio lavoro ed è un sacrosanto diritto. L’automobile deve essere quasi sempre utilizzata in spazi pubblici quali strade, vie, piazze, ma anche in ambienti privati i cui proprietari destinano a quell’uso (es.: parcheggio di un centro commerciale).

L’uso delle auto private stanno incidendo sul deterioramento di un bene pubblico quale l’atmosfera con le conseguenze di riscaldamento globale e di danni da esso derivati. Per quanto riguarda il trasporto su strada in Europa, le autovetture sono fra i mezzi più inquinanti, considerato che generano il 60,7% del totale delle emissioni di CO2.

Questo è solo un esempio di come la proprietà privata incide sulla proprietà pubblica.

L’articolo 42 citato in apertura dice anche che “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” Giustamente ci si è prodigati in modo che tutti possano avere un’auto per andare al lavoro e per i propri spostamenti causati da necessità o svago. Questa è una funzione sociale.

Ma cosa accade se la proprietà privata incide in modo catastrofico su quella pubblica? È lecito pensare che quella funzione sociale ha passato il limite etico e diviene un detrimento sociale.

La legge “determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti”. Fino ad ora lo Stato Italiano ha solo recepito i regolamenti europei in tema di controllo delle emissioni dei gas di scarico e anche le istituzioni europee non hanno altre ricette miracolose. Si dice che deve essere a cura del cittadino il miglioramento della situazione attraverso l’acquisto di auto a basse emissioni e a una volontaria parsimonia nell’utilizzo degli automezzi ricorrendo il più possibile al trasporto pubblico al car sharing, alla bicicletta.

Sarebbe invece più che mai il momento che lo Stato metta mano alla proprietà privata (non solo quella delle auto) che influisce negativamente sulle proprietà pubbliche. È proprio moderando la proprietà privata che possiamo risolvere i problemi ecologici epocali in cui siamo precipitati. Lo sforzo che deve fare lo Stato è garantire la proprietà pubblica contro l’attacco di quella privata. Si devono individuare le proprietà private che ledono il diritto di tutti e abolirle in toto o parzialmente.

Ritornando all’esempio auto: in Italia abbiamo 1 auto per 1,47 abitanti (comprendendo anche i non patentati). Cioè un’auto a testa. Quando ero bambino io, nel mio paesello l’auto l’avevano in pochi e ben due di loro ci vivevano con quella facendo servizio taxi. A lavorare si andava in corriera o col treno, con le prime lambrette e per la maggiore si usavano le biciclette.

Questo bisogna fare: una decrescita nel senso di ritornare alla situazione illustrata nella frase precedente. Che vuol dire trasporto pubblico efficiente, piani di rafforzamento delle auto collettive, piste ciclabili. La stessa cosa si può e si deve fare con le altre proprietà private.

E non mi si venga a dire che si ledono i diritti naturali del liberismo. Prima di tutto, essendo noi una Società, si deve pensare al bene comune, sacrificando per una causa sacrosanta il diritto privato. Un partito politico che avesse oggi questa visione del futuro avrebbe il mio voto.

Se non esiste lo fondiamo. PPP = Partito della Proprietà Pubblica.

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